LA FINE DI BERLUSCONI è UN BENEFICIO PER L'AUTO ITALIANA
8 aprile 2005
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L’Italia ha reagito.
Finalmente!
Ha compreso che l’attuale governo sta gravemente danneggiando l’Italia.
Un danno di credibilità democratica, giacché si è impegnato in primis a ratificare leggi finalizzate esclusivamente a salvaguardare gli interessi del premier e degli ambienti ad esso vicini, a danno dell’interesse collettivo.
Un danno di tenuta istituzionale, giacché sta lavorando per riformare la Costituzione in senso autoritario ed anti-nazionale.
Un danno per la nostra immagine internazionale, giacché ha promosso una politica anti-europea, mostrandosi interessato solo a mostrarsi fedele al “padrone” americano.
Un danno per la nostra economia , mostrandosi del tutto indifferente ai reali bisogni del mondo produttivo.

Berlusconi
ha sempre sofferto di un profondo complesso di inferiorità nei confronti della
Famiglia Agnelli.
Differenze
di mentalità e di concezione stessa del rapporto economia-istituzioni
democratiche... Berlusconi è il parvenu che si muove
spregiudicatamente, sovrapponendo senza alcuna riserva culturale
interessi economici ed interessi istituzionali ... gli Agnelli sono invece
portatori di una cultura industriale nobile ed illuminata, da sempre rispettosa
delle istituzioni democratiche.
In questo contesto, gli interessi di Berlusconi sono spesso entrati in rotta di collisione con quelli del mondo Fiat.
Berlusconi
oggi sta usando sia il potere
istituzionale che ricopre, sia il potere mediatico che non ha mai smesso di
detenere, per promuovere tutte le azioni possibili finalizzate a danneggiare
l’immagine dell’industria italiana dell’auto.
Basti osservare come vengono usate strumentalmente le trasmissioni simil-satiriche per “sporcare” l’immagine degli uomini emergenti del mondo Agnelli, ossia il Presidente Montezemolo e i fratelli Elkann...

Ma
sarebbe sufficiente ricordare gli atti simbolici di Berlusconi in questi anni
critici per la ns Azienda.
Ha
evocato la chiusura del marchio Fiat (“ormai privo di appeal”) e la sua
sostituzione con il marchio Ferrari, anche per la produzione di serie, con il
lancio di modelli come Ferrari “Young” e Ferrari “Woman”...
Ha affermato che se fosse stato per lui la Fiat sarebbe stata salvata da un pezzo ... lasciando intendere una presunta incapacità gestionale da parte della Famiglia Agnelli ... Ha lasciato che si diffondesse a macchia d’olio la vergognosa pratica degli ordini di vetture straniere per le flotte di auto ministeriali, dell’Esercito e della Polizia di stato, dando l’esempio utilizzando una ammiraglia tedesca pagata con soldi pubblici nell’esercizio del suo ruolo istituzionale (e questo, a provocatorio dispetto della Maserati QPorte regalatagli da Montezemolo ...).
In termini più generali, non ha fatto nulla di concreto per sostenere la ns Azienda in difficoltà, occupandosi della riduzione-burletta dell’IRPEF, anziché della ben più utile riduzione dell’IRAP per le aziende italiane.
Insomma, prima il berlusconismo televisivo, poi quello istituzionale hanno contribuito non poco a danneggiare l’automobile italiana, alimentando il fenomeno dell’esteromania.

Tale
condotta generale ha oltretutto trovato nella politica secessionista ed
anti-nazionale della Lega una sponda fondamentale.
Non
è un caso, che le uniche regioni dove le destre hanno ottenuto la maggioranza
siano il Veneto e la Lombardia, ossia le due regioni dove la quota di mercato
delle auto nazionali è la più bassa d’Italia.
Esterofilia,
pregiudizio, provincialismo, arrivismo, spregiudicatezza istituzionale, culto
dell’apparenza e rozzezza culturale …..
Questi sono i valori che sono stati veicolati dal berlusconismo e dai fenomeni socio-culturali che alimentano le destre che governano l’Italia.

Lunedì
scorso, tale sistema di valori ha dimostrato di essere ormai diventato fragile.
L’Italia
mostra segni di risveglio civile, ha dato segni evidenti di stanchezza per il
cabaret politico esibito dalle destre e ha dimostrato di pretendere più serietà
e più senso di responsabilità.
Una
svolta che è certamente dettata dai bisogni di un’economia in crisi, che sta
coinvolgendo strati sempre più diffusi della società italiana...
Una svolta di serietà e di responsabilità civile che, se confermata anche nei prossimi anni, andrebbe certamente nella direzione di una rimozione dei maggiori fattori sociologici che stanno rappresentando da troppo tempo la vera e propria zavorra che sta ostacolando il rilancio della ns industria dell’automobile.
