UMBERTO AGNELLI CI LASCIA 

CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO

 

NASCE LA FIAT DI MONTEZEMOLO

 

28 maggio  / 1 giugno 2004

 

 

 

 

 

 

Di nuovo il segno implacabile della morte segna una famiglia che ha dato tutto il proprio impegno e tutto il proprio lavoro all’Italia.

Umberto Agnelli , prima di seguire nell’al di là suo fratello a distanza di appena 1 anno e mezzo, ha trovato il tempo di restituire fiducia e ridare slancio all’auto italiana.

Oggi, può raccontare all’Avvocato di come abbia preso con coraggio le redini dell’Azienda, di come abbia saputo individuare le persone giuste per il nuovo management, di come abbia restituito alla Fiat il core-business dell’automobile, fortemente voluto e sviluppato dai loro predecessori.

Gianni ed Umberto Agnelli. Uomini che avrebbero meritato di esser tra noi ben più a lungo.

Uomini veri, in grado di fare la differenza, di trasformare un Paese da piccolo a grande.

Esempi a cui ispirarsi.

La lucida attività di riassetto dell’industria italiana dell’auto operata dal dr.Agnelli gli ha consentito di andarsene senza che la sua assenza possa rappresentare un colpo negativo per l’Azienda, al di là dell’obiettivo dispiacere umano e per la perdita dell’alta simbolicità che egli rappresentava nel suo ruolo di Presidente.

La proprietà resta saldamente nella mani della Famiglia, a garanzia della cristallina italianità che caratterizza l’avvenire dell’automobile italiana.

Tutto continuerà a seguire la linea di risanamento e di rilancio che il dr. Agnelli ha voluto ed impostato, insieme ai manager che ha scelto, in primis il bravissimo ing. Morchio ed il giovane e dinamico John Elkan.

Fiat SpA tornerà a percorrere la strada già conosciuta negli anni ’60, quando, all’indomani della morte del suo fondatore e a fronte di un Gianni Agnelli ancora troppo intento a fare il play-boy, l’Azienda venne affidata ad un generoso e grande manager come l’ing.Valletta.

Parimenti, avremo manager di primo livello che accompagneranno la crescita delle espressioni dirette della Proprietà, ovvero figure come Luca Cordero di Montezemolo e John Elkan, i due nostri manager che hanno più di altro dimostrato di potersi sostituire al ruolo che sarebbe stato assegnato a Giovanni Agnelli jr., anche lui spazzato via troppo presto ed ingiustissimamente dal maledetto male.

E’ simbolico che nel giorno della morte dell’ultimo dei grandi Agnelli, Luca Corsero di Montezemolo abbia lasciato il primo segno della svolta che intende dare al Paese contro il declino industriale in atto.

Prima di assumere responsabilità di massimo livello nel condurre l’Azienda, Montezemolo è stato collocato da Umberto Agnelli e dagli strateghi Fiat in un ruolo decisivo di altissimo livello istituzionale come quello della guida della Confindustria.

Con questa funzione, Montezemolo ha già iniziato ad imprimere la svolta per restituire al ns Paese la sua scorsa di Paese virtuoso e dinamico, rilanciando concetti fondamentali come la concertazione, la condivisione degli obiettivi, l’etica della responsabilità, ed attaccando chi vuole sfasciare l’Italia, coltivando il germe del federalismo e delle provinciali logiche del campanile.

Umberto Agnelli ci ha lasciando guardando al futuro ...

Grazie a lui e all’Avvocato, di cui Umberto si è reso ideale e coraggioso continuatore, Fiat e la nostra automobile sono già nel futuro ………… commovente interpretazione dell’identità e della passione dei grandi capitani d’industria che ci hanno lasciato in modo così ingiustamente repentino.

 

 

La Presidenza Montezemolo era stata da tempo concepita dall'Avv. Agnelli, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che le condizioni avrebbero portato ad una simile accelerazione.

La condizione di salute del dr.Agnelli era nota.

La soluzione per il "dopo" è stata predisposta con la consueta lungimiranza, giocando anche con una buona dose di cinismo la carta Confindustria ....

Ora, Fiat torna al ruolo che le compete, totalmente al centro del sistema industriale italiano, unica realtà che ha dimostrato di essere credibile e forte per rappresentare l'industria italiana ai massimi livelli. 

La sbornia nuovista del "piccolo è bello", degli avventurieri alla Gardini, alla Tanzi o alla Cragnotti, maturata sulla scia dell'emergente stile berlusconiano che ha condizionato l'intera economia italiana degli anni '90, è finita.

Tornano le persone serie ....

Il capo della Fiat è il capo di tutti gli industriali italiani .... come all'epoca d'oro dell'Avvocato Agnelli.

La Presidenza Montezemolo di Fiat SpA (e naturalmente la vicepresidenza di John Elkan Agnelli e la massima Delega al dr. Sergio Merchionne) si è sviluppata in questo quadro.

Egli è il futuro del gruppo italiano e fa francamente tenerezza pensare ai soliti banalizzatori che si sono sempre affrettati nel sostenere l'estraneità delle vittorie Ferrari alle prospettive di Fiat ........

Grazie a quelle vittorie, al grandissimo significato che ha assunto Ferrari nel mondo dell'auto, Fiat oggi può puntare sul suo manager che ha portato a quelle vittorie .......

Da Fiat a Ferrari a Fiat .......... un percorso predestinato tutto dentro l'auto italiana, che non si sarebbe potuto compiere in modo così unanime senza i successi in pista della Scuderia e nei mercati della Ferrari.

 

Lo schema naturale doveva prevedere la conferma del dr.Morchio nella funzione di AD di Fiat SpA, nel segno della continuità dell' ottimo piano industriale che porta la sua firma.

Quel Piano, che ha un orizzonte 2006, non sarà toccato.

Il nostro manager, tuttavia, ha coltivato un po' troppo presuntuosamente l'idea di essere l' "eletto" al ruolo che fu di Valletta negli anni '60 ............ il grande traghettatore verso la presa di responsabilità diretta da parte di un giovane Agnelli (Jaki Elkan, in questo caso).

Ha creduto davvero che la doppia carica AD+Presidente gli spettasse di diritto, dopo aver lavorato così alacremente per il rilancio in questi 15 mesi.

Morchio ha dimenticato che in Fiat si viene per lavorare con umiltà e che nessuno deve aspettarsi promozioni "di diritto", solo in ragione dei positivi riconoscimenti che ha ricevuto per il proprio lavoro.

Se il dr. Morchio accetta lo schema previsto dalla Famiglia, bene, altrimenti fa bene a farsi da parte.

Tutti gli italiani responsabili ed amanti dell'auto italiana hanno apprezzato il suo impegno e la sua professionalità.

Tutti siamo consapevoli che il Piano Industriale predisposto da lui e sottoscritto da Umberto Agnelli è vincente.

Nessuno , però, è disposto ad accettare che sia Morchio a dettare condizioni, che ci venga lui ad impartire lezioni su prospettive di public-company, o che magari si pieghi il futuro di Fiat alle sue esigenze di investimento delle ricche stock-option che possiede ................. il quadro del futuro management Fiat è chiaro da anni, perchè è così che lo ha voluto l'Avvocato, dopo la sventurata morte di Giovanni Alberto Agnelli Jr., perché così vuole una Famiglia, condotta dall’ex-ministro Suni Agnelli e del grand commis Giancarlo Gabetti , che non intende affatto abdicare dai doveri industriali che hanno di fronte all’Italia.

Il futuro dell'auto italiana resta in Italia, si chiama Luca Cordero di Montezemolo .... ed anche il futuro più remoto resterà in Italia e si chiamerà John Elkan Agnelli ...

 

A dispetto di chi sognava una Fiat svenduta agli americani, questo è l'assetto definitivo.

Un assetto non certo modificabile dai capricci di chi ha forse, per un attimo troppo prolungato,  perso di vista il senso delle cose ...