RADIOGRAFIA
DELLA CRISI VW
27 settembre 2004

Volkswagen ha incarnato per anni una certa mitologia spiccia che dipinge i prodotti tedeschi come affidabili, tecnologici, duraturi.
Il noto complesso d’inferiorità che affligge molti italiani ha reso questo luogo comune particolarmente incisivo nel ns Paese, specie nei settori della ns società meno attrezzata sul piano della mediazione culturale delle suggestioni mediatiche.
Nei Paesi non costruttori, l’identificazione Germania-VW ha consentito al costruttore di Wolsburg di imporre al mercato europeo dell’auto quella stessa centralità riconosciuta da tutti gli altri paesi del sistema-Germania.
Dopo l’esaurimento del
successo del Maggiolino ed avvalendosi di sostanziosi aiuti finanziari a pioggia
da parte di azionisti pubblici, VW ha così avuto buon gioco per imporsi come
auto di riferimento per quasi tutti i mercati dell’Europa continentale, est
europeo compreso.
Mitomania, sostegno pubblico e centralità politico-culturale sono alla base del consolidamento del Gruppo VW, che negli anni ’90 si è dimostrato impermeabile alla aggressività della concorrenza nippocoreana e capace delle acquisizioni di Seat, Skoda ed altri marchi, tra cui, purtroppo, anche la ns gloriosa Lamborghini.
Da qualche tempo, tuttavia, le favorevoli condizioni di contesto non sono state più sufficienti a coprire la consistenza tecnico-qualitativo del prodotto VW, che in realtà non è sempre stata complessivamente in linea con quello della media delle case europee.
Si è progressivamente avviato un processo di degenerazione dell’immagine VW , accelerato anche dalla scelta di ricorrere a sinergie eccessive tra i 4 marchi della Casa, VW, Audi, Skoda e Seat.
Si è arrivati a produrre l’Audi A3 con la stessima componentistica meccanica e tecnologica della Skoda Octavia, offrendola ad un prezzo superiore di 15.000 Euro.
All’inizio degli anni 2000, la sempre più carente qualità del prodotto VW-Audi inizia a produrre milioni di esemplari richiamati in tutta Europa per gravi problemi tecnici, siano essi all’impianto frenante, alla trasmissione o ai sistemi elettronici di controllo della stabilità.
Ed arrivano anche le centinaia di turbine in pappa, causate dalle eccessive pressioni con cui hanno “drogato” le prestazioni dei Tdi Iniectorpompa, pomposamente ribattezzati per l’Italia malata di esterofilia “TidddiiiiAAAAAAii” ………
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Insomma, il Gruppo VW per troppo tempo ha ritenuto di poter vivere di rendita sulla retorica della (presunta) qualità dei prodotti tedeschi e i risultati favorevoli degli anni ’90 hanno portato il management di Wolsburg ad un atteggiamento arrogante e presuntuoso circa le scelte per il futuro. Anche se quel management è stato messo alla porta, la crisi avviata da quelle scelte ormai si sta avvitando su se stessa ed è destinata ad aggravarsi nel prossimo futuro ………….. anche se oggi ci sono ancora utili residui, il trend dei risultati di bilancio del Gruppo è spaventoso …… pur a fronte di una gamma rinnovata nei suoi effettivi fondamentali (Golf e Polo, in primis) la redditività è ormai critica, con un flusso di cassa negativo che ormai sembra irrefrenabile. |
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L’Azienda ha messo sul tavolo delle trattative sindacali qualcosa come 35.000 licenziamenti, la chiusura di un importante impianto a Wolsburg e la delocalizzaizone in Slovacchia e Cina di numerose unità produttive.
Nel quadro dell’attuale crisi economica tedesca, il disastro VW si sta materializzando in tutta la sua drammaticità ed il piano di risanamento si configura come un piano “lacrime e sangue”.

Del resto, è sufficiente analizzare l’attuale portafoglio prodotti per comprendere quanto sia ormai del tutto apparente la presunta “qualità” dei prodotti VW.
Nel segm A, sia Lupo che Arosa sono dei fallimenti commerciali ………. interni invivibili, habitat piuttosto scarno e dal design piuttosto squallido, a fronte di prezzi spropositati.
Il tentativo di fare fumo con la 3l (il modello da 3litri per 100 Km), con l’escamotage di togliere tutti gli accessori, anziché ricorrere alle nuove tecnologie, è stato presto sonoramente bocciato dal mercato.
La stessa A2, l’utilitaria Audi in alluminio che doveva fare sfracelli, si è rivelato un flop a causa sia del design piuttosto sgraziato, sia del prezzo esorbitante.
Ma è nel segm B e C che vanno individuate le vere ragioni del disastro.
La nuova Polo ha offerto una linea eccessivamente conservativa, con soluzioni tecniche ed una modularità del tutto tradizionali, anche in questo caso a fronte di un prezzo assolutamente non concorrenziale rispetto a vetture di ben altra qualità ed intelligenza, come Fiat Punto, Lancia Ypsilon, Citroen C3, Toyota Yaris, Peug 206 ………
La Nuova Golf è addirittura stata presentata in una versione peggiorativa rispetto alla precedente versione sul piano dei materiali e del design, offrendo però costosissime soluzioni tecniche (multilink px) che il pubblico medio di Golf, impigrito dalle suggestioni di pura immagine, non ha saputo apprezzare.
Il risultato è che Lupo, Polo, Golf sono soggette oggi a vendite sottocosto, Km 0, incentivi di ogni tipo, non solo nell’area tedesca, ma anche in Italia, unico Paese che ancora dimostra, specie in alcune specifiche Regioni, di essere disposta ad immolarsi di fronte al “credo” della “qualità VW”, spendendo 30.000 Euro per prodotti venduti con altri marchi a 20.000.
In tal senso spicca il caso A3 ……… un prezzo esorbitante per una macchina gemella della Skoda Octavia, che il mercato ha ridotto a poche comparsate e che, dopo poco più di un anno, il Gruppo VW ha precipitosamente fatto affiancare da una versione a 5 portiere con un muso completamente rifatto, ribattezzata con piglio ottusamente ridondante “Sportback”.
Insomma, Golf e A3 dovevano essere i modelli della “riscossa” ……. si stanno rivelando, in realtà, dei fardelli mangiasoldi.
Anche nella gamme più elevate, si registrano solo costi …….. Passat e A4 sono in corso di precipitoso rinnovo, mentre la “scandalosa” Pheaton si è distinta solo in quanto manifesto supremo della suprema superbia del Gruppo VW ………….
Infine, le difficoltà ad
emergere nel settore dei MPV e dei SUV, dove la concorrenza surclassa
sistematicamente i prodotti Audi-VW, addirittura in Germania.

Un quadro MOLTO difficile, quindi ……… tanto più difficile quanto maggiori sono gli investimenti a cui il Gruppo tedesco è costretto per produrre novità, che il mercato puntualmente mostra di non apprezzare.
A partire dalla ineffabile accoppiata A3+Golf, mai quanto ora inefficiente e limitata a quella tipologia sempre più circoscritta di utenti che (specie in Italia, ma non solo) continua ad essere particolarmente suggestionata da una retorica mitomane ormai desueta e lacerata.
L’Italia e la sua gamma può dirsi pronta a coprire gli spazi lasciati aperti dalla voragine VW, nel suo generoso slancio finalizzato alla ripresa dell’auto italiana.
Panda e Punto sono prodotti che possono offrire a chi scenda da una Lupo o da una Polo quella razionalità che non hanno mai avuto.
Alfa 147 e Fiat Stilo posso restituire quel piacere alla guida che l’utente Golf-A3-Octavia non ha mai conosciuto.
Alfa 156 e Lancia Lybra possono far dimenticare il grigiore di una Passat o di una A4.
Idea, Multipla, Musa, Ulysse, Phedra possono offrire a chi scende da un MPV tedesco quella classe e quella spaziosità che ha sempre vanamente cercato ………..
