MELFI: NIENTE REGALI ALLA CONCORRENZA !

 

 

28 aprile 2004

   

 

 

 

Ha fatto bene Umberto Agnelli a ricordare in modo lapidario qual è l’unica conseguenza che genera il protrarsi dei blocchi produttivi del nostro stabilimento di Melfi.

 

Stiamo regalando vetture alla concorrenza”.  

Già ci sono state iniziative di viscido sciacallaggio promosse da UNRAE e da un concorrente giapponese che su “La Repubblica” hanno fatto pubblicare una pubblicità su non meglio precisati corsi per operai dell’auto esattamente al fianco della pagina del giornale che si occupava del caso-Melfi.

Come a dire ... “guardate, quelli della Fiat fanno sciopero, noi giapponesi invece siamo bravi ed efficienti ... non preoccupatevi, in futuro, ci saremo noi al posto loro”.

Una minaccia agghiacciante ... !

C’è poi da fare i conti con un Paese esterofilo per sua natura, che non aspetta altro di trovarsi l’ennesimo alibi per comprare straniero ... “chissà come assemblano male quelli di Melfi ... non mi fido ... io mi compro una tedesca … “.

Facendo magari finta di dimenticare che anche in VW e in Mercedes le proteste e gli scioperi sono all’ordine del giorno, di questi tempi ...

E’ ovvio che sono alibi che si fondano sul nulla ... l’unica conseguenza dei 10 giorni di blocco della produzione sarà un ritardo di qualche settimana nelle consegne delle vetture ordinate, che usciranno dai nostri siti produttivi con l’eccellente qualità di sempre.

 

 

Il disagio dei nostri operai lucani va considerata con rispetto ed in tutta la sua portata.

Sta andando in scena, infatti, la rappresentazione di ciò che è inevitabile che accada in un Paese dotato di scarso senso di responsabilità.

La preoccupante evoluzione del “pensiero debole” e il declino della cultura e della ragionevolezza  dell’italiano medio sta facendo venir meno tutte le coordinate su cui si fonda un Paese avanzato, autonomo, competitivo.

C’è da una parte il disfattismo nazionale, con la nostra industria che sta attraversando un periodo di alta criticità estesa a quasi tutti i settori trainanti.

C’è dall’altra parte lo sviluppo del culto dell’avere tutto e subito, a prescindere dal contesto, che è figlia di un certo sindacalismo “acerbo” e privo di radici.

Fiat Auto detiene appena il 29% del mercato, nonostante presenti prodotti di altissima qualità tecnologica, e deve eseguire un piano di risanamento che prevede un drastico contenimento dei costi.

Dall'altra, i nostri lavoratori lucani si vedono costretti a lavorare in una condizione di inferiorità contributiva rispetto al resto d'Italia, pur rappresentando il volano della ripresa-Fiat.

E' una situazione in cui è davvero difficile individuare chi sia in torto, se non il senso di irresponsabilità degli italiani che inseguono miti stranieri senza rendersi conto dei danni che producono. 

E' di tutta evidenza qual'è il rischio di un irrigidimento sindacale, simile a quello dei lavoratori della ATM milanese ………….

La delocalizzazione in Polonia anche delle linee Punto e Ypsilon.

 

La Sinistra sindacale non può rendersi colpevole di una simile svolta, dopo gli sforzi fatti da tutti per mantenere in Italia la gran parte della produzione automobilistica italiana.

E la CGIL ha ben compreso che si deve dare una strategia che abbia aderenza con la realtà delle cose, rendendosi conto che l'industria italiana dell'auto deve essere competitiva e qualitativa se vuole sopravvivere e se vuole produrre nuovo lavoro qui in Italia ....

Melfi è il fiore all'occhiello della produttività del Gruppo tra gli impianti italiani .... occorre stipulare un patto sindacati-azienda che ruoti attorno al piano di rilancio ...

Occorre lavorare tutti insieme per tornare agli utili e per raggiungere una quota di mercato intorno al 34-35% ...

Quando questo traguardo sarà centrato, arriveranno gli investimenti (630 milioni di Euro già accordati dall’ing. Morchio) e le nuove assunzioni e i primi ad avere un adeguamento delle condizioni di lavoro e di salario dovranno essere proprio i lavoratori di Melfi, quelli della Fiat Punto e della Lancia Ypsilon, i primi protagonisti del rilancio dell’auto italiana.

Esiste oggi un differenziale di trattamento che era accettabile all’epoca della nascita del polo di Melfi, ma che oggi non può più reggere.

Nel contempo, va preso atto che oggi Fiat non è nelle condizioni di rivedere i conti che sono alla base del Piano-Morchio.

L'alternativa è sbaraccare tutti .... lasciando che l'Italia si trasformi definitivamente in terra di conquista per tedeschi e giapponesi ...  : - (

 

 

Questo è un conflitto tra vittime ...

L'Azienda, vittima di una globalizzazione senza regole che ha dato spazio ad una concorrenza che afferma la propria competitività con metodi sleali, vendendo sottocosto vetture prodotte da operai trattati e pagati come schiavi.

I lavoratori, vittime di un sistema produttivo che deve essere necessariamente stringente e sottopagato per essere competitivo rispetto ai concorrenti favoriti da globalizzazione ed involuzione socio-culturale.

Il tutto reso più drammatico dalla trasformazione del ns Paese in una società di consumatori involuti ed inconsapevoli.

Un conflitto che si configura come una guerra tra poveri, dove chi sta male chiede soldi a chi non ha un centesimo.

In questo quadro, un Sindacato serio, anziché fare demagogia, dovrebbe spiegare alla base che è inutile spremere un limone che non ha succo ...........

Che è più intelligente e produttivo lavorare tutti insieme affinché il limone torni ad essere bello e maturo , creando le condizioni necessarie per soddisfare le esigenze di tutti.

Ed è indubbiamente quello che sta facendo la CGIL di Epifani, all’indomani del vertice di via Bissolati.

Sta prevalendo lo spirito costruttivo che è sempre stata alla base dell'alta tradizione democratica  dei nostri Sindacati Confederali.

Un incidente di percorso che può rappresentare un elemento di arricchimento e di maggiore coinvolgimento, in questa commovente lotta per la sopravvivenza che Fiat Auto sta perseguendo e che potrà risultare vincente solo se tutti daranno fino in fondo il proprio contributo ...