ESTEROFILIA E MODELLO NORD-EST

 

15 ottobre 2003

 

 

 

Il modello nordest ha contribuito molto allo sviluppo dell'intero Paese.

L'errore è quello di pensare che sia un modello duraturo ed esportabile.

In realtà, il Triveneto (arretrato fino agli anni '70) ha vissuto un periodo di adeguamento allo sviluppo delle Regioni limitrofe.

Un adeguamento che è avvenuto con modalità del tutto particolari (microindustrie, cooperative, aziende familiari, ecc.).

Un salto produttivo impensabile per il nostro Mezzogiorno, che non è nel cuore dell'Europa e che non ha le risorse che può avere una qualsiasi regione del nord Italia.

Oggi, il modello Triveneto è in crisi, perchè si è limitato (anche con una buona dose di presunzione) ad una produzione di bassa intensità tecnologico-industriale.

E' bastato che i cinesi imparassero l'ABC della lavorazione di tessuti o di altre materie prime ed ecco che a Conegliano iniziano a preoccuparsi di non poter regalare al figlio diciottenne il TiddiAAAi metallescente da 150CV.

La verità è che anche lì si sono "seduti", si sono autolusingati, si sono davvero convinti di essere "la locomotiva d'Italia", hanno creduto che il miracolo del "piccolo è bello" andasse avanti per sempre ............ non sono cresciuti e si sono mangiati tutto quello che hanno prodotto ...........

E lo sai perché?

Perché alla crescita della ricchezza non ha corrisposto una crescita culturale .............

Hanno insegnato ai propri figlie che studiare non serve a nulla, che serve solo "lavorare" (che poi significa far lavorare gli extracomunitari sottocosto .......magari evadendo pure le tasse ........).

Oggi, ai padri che hanno messo su il sistema (fragile) delle microimprese sta subentrando questa generazione di figli viziati ed ignoranti ........ cresciuti nel mito di "Beautyfull", della SLK, della giacchetta di Versace e della megatecnodiscoteca da 80 Euro a serata ........

E questi vorrebbero essere concorrenziali ai cinesi ......?

Ecco perché oggi piagnucolano e chiedono in ginocchio ai leghisti e ai forzisti che hanno messo al governo di tornare ai dazi doganali e all'autarchia.

Va scongiurato lo scenario (terrificante, per quel che mi riguarda) di stabilimenti di modelli tedeschi o nippocoreani qui in Italia, un pò sul modello spagnolo ....

Oggi potrebbero , chessò, assemblare la Opel Corsa a Melfi, ma presto sbaraccherebbero tutto e se ne andrebbero in Asia o magari in Africa .............. l'assemblaggio lo potranno fare tutti, in futuro, è solo una questione di costi.

Ma il rischio che vedo più concreto è quello di finire come in UK.

Il thatcherismo ha raso al suolo l'industria britannica dell'auto, nell'illusione che far produrre la Rover ai bavaresi fosse lo stesso che prodursela da soli.

Sappiamo tutti com'è finita .......... il Regno Unito ha dovuto sborsare milioni di sterline per sostenere i lavoratori Rover mandati alla rovina dalla fallimentare gestione BMW.

I bavaresi sono scappati con il bottino (leggi Mini).

Lo stesso è accaduto con British Leyland e con molti altri marchi .......

Ed oggi l'Inghilterra non ha più una industria dell'auto credibile. 

Bene ........... IO NON HO VOGLIA di vedere la Fiat fare la fine della Leyland, nè la Lancia fare la fine di Rover, nè l'Alfa fare la fine della Jaguar ...............

Sutherland (Micra) o Valenciennes (Yaris)  reggono perché i giapponesi, al momento, puntano ad entrare in un mercato maturo come l'UE, con prodotti che siano realizzati con lo spirito europeo.

Ma un domani, una volta conquistate le quote programmate, stai certo che delocalizzeranno tutto, senza alcuna riserva.

O magari non accade, ma è un rischio che noi italiani non possiamo certo permetterci di correre.

Solo  in quadro con il Gruppo Nazionale al 13-14 % in UE si può iniziare a pensare di consentire, forse, qualche piccolo insediamento di stranieri sul ns territorio

(come hanno fatto del resto i francesi).

L'industria britannica dell'auto ha iniziato a crollare da quando la Thatcher consentì ai giapponesi di produrre la Micra a Sutherland.

L'attuale gruppo dirigente del Gruppo Fiat sente una forte responsabilità nazionale.

Sa di essere il simbolo dell'economia italiana.

Chiunque avrebbe chiuso uno stabilimento piuttosto improduttivo come Termini Imerese ..... per spirito nazionale, Fiat ha scelto di lasciarla in vita, riassorbendone quasi tutta la forza lavoro.

Oggi, Termini è tornata a dare benessere alla Sicilia, sfornando centinaia di Punto al giorno ...........

La delocalizzaizone di Fiat è nettamente inferiore a quella della concorrenza ed è effettuata solo per modelli che per natura rischiano di rivelarsi non redditivi (ad es, le citycar, come Seicento o Panda).

E' evidente che sarebbe nell'interesse di tutti portare in Italia le linee di questi modelli.

L'unica strada è quella di plebiscitarle, acquistandole in massa !

Il successo in casa è la chiave sine qua non per avere successo anche all'estero.

I tedeschi detengono il 75% in Germania, i francesi il 60% in Francia, i giapponesi l'80% in Jap.

Nessuno straniero si comprerebbe una macchina che non si compera neanche il Paese che la produce ................

Ecco perché l'esterofilia italiana è un morbo pericolosissimo.

E' un morbo che condiziona indirettamente anche il rendimento italiano nei mercati stranieri