DIFENDERE IL MADE IN ITALY
(17
gennaio 2006)

L'Italia ha una configurazione geo-economica che la pone in condizione di penalizzazione rispetto alla globalizzazione dei mercati.
Siamo un Paese relativamente ai margini del cuore pulsante dell'economia europea.
Ma siamo anche un Paese che presenta un costo del lavoro più o meno analogo al resto dell'UE.
Siamo
quindi schiacciati tra le "locomotive" franco-tedesco, britannico,
statunitense e giapponese ..... e le economia emergenti che hanno costi di
produzione nettamente inferiori (Corea, Cina, Thailandia, Taiwan, ecc.).
La
risposta non può che passare attraverso la valorizzazione del made-in-Italy, a
partire dal mercato interno.
Non certo il ritorno all'autarchia o ai dazi (questo lasciamolo dire a Bossi e Tremonti ...) , ma una svolta culturale che ponga al centro del comportamento consumista di noi italiani la "questione-nazionale".
In questo quadro, si configura come strategico un orientamento di politica dell'economia volta ad affermare e difendere le nostre aziende, le nostre industrie, le nostre banche ....
Lo Stato Italiano e tutte le istituzioni democratiche devono assumere un comportamento assolutamente coerente con questo obiettivo, a partire dalla ns industria più importante, che è risaputamente quella automobilistica.
Un simile contesto strategico giustifica pienamente il "tifo" manifestato dalla Sinistra Democratica Italiana a favore del tentativo di Unipol di non far cadere in mani straniere una delle prime banche italiane, BNL.
Oltre al motivo di responsabilità nazionale, vi è anche il giusto riconoscimento di un'affermazione in campo finanziario di ambienti storicamente e tradizionalmente vicini alla Sinistra come quello delle Cooperative (fermo restando che Unipol è una SpA, del tutto legittimata a fare "scalate").
In
tale senso, mi sento in dovere di solidarizzare con Massimo D'Alema, Piero
Fassino e tutti i dirigenti DS sottoposti ad una INDEGNA campagna di aggressione
politica e giornalistica, volta a strumentalizzare episodi ed intercettazioni
penalmente irrilevanti.
Nel merito, vanno considerati IRRICEVIBILI lezioni di moralità da parte di un Presidente del Consiglio che ha fatto della spregiudicatezza affaristico-istituzionale il tratto prevalente dei suoi 5 anni di (pessimo) governo.

Detto questo, va anche aggiunto che è stato posto in essere nel ns Paese un tentativo di trasformazione dell'assetto economico-industriale passando attraverso speculazioni finanziarie illegali ed truffaldine operazioni di piccolo cabotaggio ...
E' stata un'operazione che ha avuto come prima vittima designata proprio il Gruppo Fiat e il più importante organo di stampa nazionale di cui il Gruppo Fiat è importante componente societaria (il Corsera).
Sono stati messi in pista concertisti ed immobiliaristi senza scrupoli (ma anche piuttosto pasticcioni), con la supervisione del Governatore della Banca d'Italia ...
Fiat
ha saputo difendersi da questa aggressione,
rispondendo sia sul piano industriale che sul piano dell'ingegneria
finanziaria...
Chi invece ne sta uscendo indebolita è la credibilità del ns Paese.
Era forse dovere della Sinistra Italiana comprendere che anche il "capo" di Unipol faceva parte della banda dei "furbetti del quartierino" ... curando i suoi incoffessabili interessi privati nell'esercizio di un'attività che svolgeva a nome dell'alta tradizione della cooperazione italiana.