FIAT SEICENTO
(quella di mia madre)
6
maggio 2004

Era l’ambiente dove potevo ancora respirare il suo
odore.
Più della sua camera da letto, ormai vuota.
Il piccolo abitacolo della Seicento di mia madre.
E’ rimasta ferma in garage per giorni e giorni, con
le sue piccole ammaccature, a chiedersi come mai non si vedesse nessuno per
metterla in moto e farla camminare un po’.
Mia madre amava il grande marsupio sotto il cruscotto della sua Seicento … i suoi piccoli oggetti sono ancora lì … inerti, nella loro tenera ingenuità … un paio di grandi occhiali da sole, guanti di pelle, depliant pubblicitari messi lì da un’eternità, le tesserine per parcheggiare in centro, due o tre multe da pagare …
Sono salito a bordo con il disagio sospeso di chi inizia a rendersi conto di quello che sta accadendo … anzi, che è già ormai inesorabilmente accaduto …
La batteria ha resistito, si è accesa subito … avevo bisogno di sentirla viva, la Seicento di mia madre … sono uscito dalla rampa quasi con rabbia ... era un modo irrazionale ed incontrollato per far rivivere mia madre … facendo urlare il motore, facendo stridere le gomme …
L’ho guidata portandola al limite
… quasi
ipnotizzato dalla commozione… ero consapevole ormai che mia madre non
avrebbe più potuto guidare la sua Seicento.
Lo stavo facendo io per lei … per l’ultima volta …

Pensieri obliqui si materializzavano nella mia mente,
ingrigita dall’inquietudine
Che non avrei dovuto più preoccuparmi di farle
il bollo, l’assicurazione, controllarle le gomme, sistemarle l’orologio
quando arriva l’ora legale….
Mia madre non avrà più bisogno dell’umile versatilità della sua Seicento per parcheggiare in centro ogni martedì ed ogni venerdì, davanti a quella antica chiesa dove le sue amiche l’aspettavano per intonare insieme quei canti solenni di cui era sinceramente appassionata …
Era la sua unica occupazione “vera”
…
l’unica occasione di spostamento, nell’arco della settimana … l’ultimo
motivo per respirare il senso della vita.
Guardo il contachilometri
… la Seicento di
mia madre ha quasi 3 anni e appena 5.000 Km di percorrenza … mi si
stringe il cuore di tenerezza.
Lei mi avrebbe guardato con severità se mi avesse visto “trattare” la sua Seicento come ho fatto in occasione di questo “test” …
Ma vorrei
tanto riavere quello sguardo severo ed
acceso … vorrei tanto riconsegnare al destino quegli occhi annebbiati,
impauriti, rassegnati, disfatti dalla morfina, che lei ha avuto in queste ultime
settimane di cattività …

L’ho trattata male la dolcissima Seicento di mia
madre.
Ho ascoltato il rumore pimpante del suo motore, così
veloce e scattante in relazione all’esiguo peso del corpo vettura.
Reazioni sempre pronte anche al volante, garanzia di
sicurezza.
Certo, la stabilità non è ottimale, ma certamente
la Seicento ha un comportamento assai più “sincero” di tante citycar
concorrenti con il baricentro troppo in alto … sbandare ed andare in
testacoda con la Seicento è davvero difficile … a bordo della sua Seicento
mia madre è stata sempre al sicuro!
Guardo fuori dalle ampie vetrate, alla ricerca di un anelito che mi restituisca il senso alla vita … la mattinata romana è beffardamente smagliante … l’abitacolo è luminoso e gradevole da vivere …
Guido veloce, mi guardo attorno in un misto di
sensazioni sospese tra la vita e la morte.
Sono solo, insieme al mezzo che le ha dato gli ultimi
momenti di libertà … immerso nei miei pensieri, mi sorprendo ovattatamene
per le gradevoli sensazioni di guida che sto provando ... restando costantemente alla disperata
ricerca di un riflesso che sia in grado di materializzare il solare sorriso di
madre … per l’ultima volta.